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Ah, miei piedi nudi, che camminate
sopra la sabbia del deserto!
Miei piedi nudi, che mi portate
là dove c'è un'unica presenza
e dove non c'è nulla che mi ripari da nessuno sguardo!....
...il deserto mi si presenta come ciò
che, della realtà, è solo indispensabile.
O, meglio ancora, come la realtà
di tutto spogliata fuori che della sua essenza
così come se la rappresenta chi vive, e, qualche volta,
la pensa, pur senza essere un filosofo.
Non c'è infatti, qui intorno, niente
oltre a ciò che è necessario:
la terra, il cielo e il corpo di un uomo.
Per quanto folle, abissale o etereo
sia l'orizzonte oscuro, la sua linea è UNA:
e qualunque suo punto è uguale a una altro punto.
Il deserto oscuro che sembra sfolgorare
tanta è la sua durezza zuccherina,
e la cavità del cielo, immedicabilmente azzurra,
mutano sempre ma sono sempre uguali.
Bene, E cosa dire di me?
Di me, che sono dove ero, e ero dove sono,
automa di una persona reale
mandato nel deserto a camminare per essa?
IO SONO PIENO DI UNA DOMANDA A CUI NON SO RISPONDERE.....
....il mio viso è dolce e rassegnato
quando cammino lentamente-
affannato e grondante di sudore,
quando corro-
pieno di uno spavento sacro,
quando guardo intorno questa unicità senza fine-
infantilmente preoccupato,
quando osservo, sotto i miei piedi nudi,
la sabbia su cui scivolo o mi arrampico. ....
Ma, perchè, improvvisamente mi fermo?
Perchè guardo fisso davanti a me, come vedessi qualcosa?
Mentre non c'è nulla di nuovo oltre l'orizzonte oscuro,
che si disegna infinitamente diverso e uguale,
contro il cielo azzurro di questo luogo
immaginato dalla mia povera cultura?
Perchè, fuori dalla mia volontà,
la mia faccia mi si contrae, le vene
del collo mi si gonfiano,
gli occhi mi si empiono di una luce infuocata?
E perchè l'urlo, che, dopo qualche istante,
mi esce furente dalla gola,
non aggiunge altro all'ambiguità che finora
ha dominato questo mio andare nel deserto?
E' impossibile dire che razza di urlo
sia il mio: è vero che è terribile
- tanto da sfigurarmi i lineamenti
rendendoli simili alle fauci di una bestia -
ma è anche, in qualche modo, gioioso,
tanto da ridurmi come un bambino.
E' un urlo fatto per invocare l'attenzione di qualcuno
o il suo aiuto; ma anche, forse per bestemmiarlo.
E' un urlo che vuol far sapere,
in questo luogo disabitato, che io esisto,
oppure, che non soltanto esisto,
ma che so. E' un urlo
in cui in fondo all'ansia
si sente qualche vile accento di speranza;
oppure un urlo di certezza, assolutamente assurda,
dentro a cui risuona, pura, la disperazione.
Ad ogni modo questo è certo: che qualunque cosa
questo mio urlo voglia significare,
esso è destinato a durare oltre ogni possibile fine.
( P.P. Pasolini ) |